Erano bastate due settimane. Due settimane, perché quella ragazza si ritrovasse in un inferno di fumo e fiamme, circondata da nessuna via di fuga, con una figura torreggiante e mostruosa che lentamente le si avvicinava.
Eppure era strano, perché nessuno sarebbe stato capace di prevederlo.
Lucia, nel mentre che la collega discuteva sempre dei soliti problemi, pensava e ripensava: sentiva dal tono della ragazza davanti a lei genuino disprezzo per i genitori, dei bastardi che «l’hanno abbandonata» a fare una vita di stenti. Lucia, non poteva capire questo, non capiva cosa significasse avere dei genitori dal pugno di ferro.
Senza aver avuto nessuna forte resistenza da parte dei genitori, Lucia si era ritrovata a fare ciò che voleva. Da parte di papà magari c’era il desiderio che lei rimanesse dietro i fornelli del ristorante, ma ingoiò abbastanza presto il rospo quando lei stessa, con una certa testardaggine, si impuntò a voler fare altro. Anche se c’è da dire che il germe di questa testardaggine era legato al non voler rimanere dove stava. D’altronde ebbe vari ripensamenti sull’indirizzo studi; e quando i tempi si stavano facendo sempre più ristretti, vide la psicologia come possibile via di fuga. Benché, non fosse mai stata affascinata veramente da quel mondo. Al contrario, per molti aspetti, si trovava ripugnata da quelle conoscenze nozionistiche che aveva ricevuto su Freud. Eppure la scelta cadde su quel corso perché spesso le dicevano che ci sapeva fare con le persone: non importava religione o credo politico, lei riusciva sempre a tirare fuori qualcosa dagli altri. Questi era un gesto involontario e quindi la sua bontà ed empatia vennero spesso percepite come qualcosa di più. Così ipotizzò che studiando psicologia potesse riuscire a controllare questi processi involontari e garantirsi, almeno, rapporti umani più genuini.
Bisogna aggiungere che la sua, oltre che ad essere testardaggine, era quasi una necessità. Lei veniva dalla provincia, non conosceva *veramente* la città, ma sentiva dentro di se che questa le avrebbe fatto bene. Infondo lei voleva fuggire da quel posto che viveva in un tempo tutto suo, dove gli orologi non ticchettavano e gli insetti ne colmavano il silenzio. Ponendola così, sembra quasi che venisse da un paese ai confini della realtà, quando al contrario, lei veniva da un paese che confinava con una effettiva città. Quindi, aveva vissuto la città? Secondo il suo punto di vista, no. Ci passò fin troppo poco tempo e, soprattutto, non la considerava neanche una città: molti aspetti della vita quotidiana e dei suoi abitanti erano fin troppo simili a quelli che trovava nel paese in cui viveva. Per lei quella non era città, ma un paese di provincia: lei voleva fuggire da quel tipo di mentalità, da quel tipo di persone e sicuramente vivere a pochi chilometri da casa non sarebbe stato l’ideale.
Per sua fortuna, l’ateneo della città più vicina mancava di un corso di psicologia, così fu libera di scegliersi la destinazione. Spostarsi nella stessa regione sarebbe stato stupido, sarebbe stato uno spreco. Infatti, guardò il Settentrione.
Anche se le venne posta libertà di scelta, già ci furono degli scetticismi per un ateneo lontano da casa, ma fuori dalla regione? In continente? Al Nord? Sarebbe stato fuori discussione, se non fosse che Lucia conosceva abbastanza bene la mentalità dei genitori. Oltre che a parlare in maniera lodevole di alcuni professori di Torino e Padova – come se non avesse ricavato le credenziali minuti prima della discussione – incentrò il discorso intorno al ricavarne un investimento sulla vita. Giostrandosi intorno all’argomento come il miglior broker truffaldino, riuscì quasi con fin troppa semplicità a convincerli nel lasciarla andare.
Fatto sta che finiti gli studi superiori, passarono pochi mesi prima che si potesse trasferire. La scelta cadde infine su Torino, per alcune ragioni molto più subdole delle tesi che lei stessa aveva messo sul tavolo: voleva avere poche possibilità per tornare dove stava, con voli non diretti e tratte troppo impegnative per essere anche solo considerate. Infondo, fu solo quando si organizzò per la partenza che i genitori scoprirono quanto fosse ostico arrivarci. Non lo misero in mostra, ma questo elemento li preoccupò un po’: dietro una battuta sarcastica, dietro un sorriso amaro si nascondeva una domanda seria del perché andare in un posto così irraggiungibile. Ma essendo genitori di una ragazza amorevole, non avrebbero mai sospettato quanto risentimento celasse la loro bambina. Eppure Lucia sentiva un peso sul proprio corpo ogni volta che entrava in contatto con la vita di paese, che reputava troppo inospitale per i suoi gusti. Da quella vita non voleva altro che estraniarsene. Se fosse stata abbandonata, sputata addosso ed infine ripudiata, sicuramente non avrebbe rimpianto i Natali e le Pasque… Ma, di fatto, non era abbastanza coraggiosa per chiudere definitivamente col passato. Pare un capriccio, è vero: oltre al fatto che i suoi genitori erano una amorevole coppia, sia in pubblico che non, erano anche capaci di gestire un ambiente di lavoro tendenzialmente tossico – come quello del ristorante – con ottima professionalità, senza però essere indifferenti nei confronti della propria figlia. E allora perché si sentiva così? Mancanza di autostima? Era gelosa delle persone con traumi famigliari? Tutto questo risentimento non lo espresse mai ad anima viva.
Caterina continuava a parlare senza notare lo sguardo perso della ragazza, la quale annuiva ogni tanto per dimostrare, almeno in superficie, interesse in ciò che le veniva detto. Quando erano arrivate alla fermata dei mezzi, il flusso di pensieri di Lucia venne interrotto da un abbraccio inatteso della collega: «Sei un tesoro,» disse «sei sempre attenta a quello che dico!». Lei non capì a cosa si riferisse, ma dal tono di voce era felice quindi le sorrise di risposta. Si salutarono e ognuno prese la propria via. La discussione, ahilei, era andata per le lunghe più di quanto potesse permettersi. Se solitamente rientrava a casa e si rilassava un’oretta, quel giorno dovette dirigersi direttamente in università, sperando di trovare un posto dove pranzare. Non era la prima volta che le capitava di trattenersi più del dovuto in chiacchierare e perdere la sua meritata pausa.
Di certo non era una che pranzava spesso fuori, ma comunque non era raro. Inoltre, delle sue abitudini alimentari fuori casa se ne possono dire tante. Purtroppo si ritrovava con un ottimo palato sviluppato negli anni in cucina, quindi tendeva ad evitare tutto ciò che fosse troppo “artificiale” o “finto”. Lei voleva prodotti con buone materie prime, ma che non le bucassero le tasche ogni volta che decidesse di fare un pasto fuori. Le piole erano fuori discussione poiché sempre frequentata da vecchi – e non ne sentiva la mancanza dopo il lavoro – , le osterie, invece, erano qualcosa che lasciava per eventi speciali, quindi la scelta ricadeva o per le paninoteche o le raviolerie. Quel giorno, toccò alla paninoteca con prodotti tipici piemontesi.
Mentre il suo panino era in preparazione si mise a chiacchierare con il paninaro, poiché si era creato un certo rapporto dentro quelle mura. Ovviamente niente di profondo: magari si parlava del tempo o magari di qualcosa di leggero come la musica. Sicuramente non si parlava di fatti di cronaca dal forte contenuto politico o sociale. Per quanto valesse, lei poteva essere pure una nazimaoista, ma lì dentro poco importava. Fu proprio in quel momento di sospensione, tra una parola e l’altra, che entrò nella vita di Lucia una persone inattesa.
Il suono del campanellino sopra la porta attirò l’attenzione della ragazza la quale si ritrovò davanti quattro ragazzi che erano vestiti in maniera *moderatamente* punk. Tre di loro le furono neutri, avevano i capelli bruni, uno era un po’ più tozzo ed un altro era senza mento. Fu il quarto ragazzo ad essere anomalo. Era una visione miracolosa tra di loro, ricciolini biondi lunghi ed occhi verde smeraldo, aveva il volto secco ma sprizzava la voracità di un leone. Non fu attratta però da questi tratti angelici, ma dal fatto che lei conoscesse già quel volto. Non era un angelo qualunque, ma il suo Angelo: la cotta delle medie.
